Un giorno, una discussione su facebook in un gruppo di copywriter.
Nel mentre che sostengo la mia arringa che essere pagati a parola non è sostenibile economicamente, interviene qualcuno che in effetti sforna testi generici alla grande e riesce ad avere un introito che valga la pena.

Ecco quindi la mia intervista a Gabriele Li Mandri, intervista che ha una lieve aspirazione manualistica sul magico mondo del copywriting (qualunque cosa voglia dire)

Ciao Gabriele, innanzitutto spiegaci un po’ il tuo percorso.

Ciao Helder! Il mio percorso è stato molto semplice, oserei dire banale.

Sono tornato a Palermo da Roma dopo la laurea magistrale in giornalismo, e dopo aver scritto gratis per testate giornalistiche sportive poi scomparse al momento di pagare il soldo, quindi senza uno straccio di lavoro.

Era l’estate 2015 e un amico di famiglia mi parlò di Melascrivi, il noto marketplace dove editori “ad cazzum” commissionano articoli ad articolisti “ad cazzum” (nessuno dei due sa chi è l’altro). Abbandonata l’idea di prendere il tesserino di pubblicista, ho iniziato a scrivere su questa piattaforma, di tutto e di più. Non leggevo nemmeno le linee guida: prendevo la qualsiasi prima degli altri.

Pochi euro al giorno all’inizio, poi diventati intorno ai 200-250 a settimana (ovviamente lordi) nel giro di qualche mese. Credo che nessuno sia mai riuscito ad arrivare lì a quelle cifre, anche perché bisognava stare connessi H24 per prenotare i pezzi prima degli altri. Una guerra sfiancante, ed è così che mi sono fatto le ossa, anche in termini di velocità di scrittura e di pensiero.

Poi ho abbandonato Melascrivi a fine 2016, perché avevo strappato loro il cliente principale: la piattaforma permette agli editori di contattare personalmente un articolista, e io avevo avuto questa fortuna (strameritata, comunque). Per la cronaca, con quell’editore lavoro ancora oggi ed è ancora oggi il mio cliente numero uno. Inoltre, avevo già allargato il parco clienti “cacciando” sui forum di settore e collezionando feedback positivi.

Il tutto, ovviamente, per la straordinaria cifra di 1 euro x 100 parole (quando andava bene).

Quindi attualmente la tua posizione lavorativa attuale, come la chiami? Web editor?

Non la chiamo. Nel senso che non credo esista qualcuno che vive di soli articoli come me, dato che penso di essere un po’ un unicum, almeno se si considerano quelli che tu giustamente hai battezzato “cagatesto”. E se esiste qualcuno in grado di superare i 2.000 euro netti mensili facendosi pagare 1 cent a parola… vorrei conoscerlo: si è avvicinato al mio record!

Io mi definisco semplicemente articolista. Ogni tanto SEO copywriter, ma solo perché i clienti non conoscono la differenza. Quindi suona fico, e ne approfitto bassamente, pur essendo consapevole che sono due cose totalmente diverse.

Aggiungo che non sono un creativo. Potrei esserlo, lo sono stato quando scrivevo racconti, ma non lo sono più. Chi vuole tonnellate di testi la creatività la usa per asciugarsi il naso. Anche sul web domina la legge: scrivi facile, per la Casalinga di Voghera o il Lattaio dell’Ohio.

Il copywriter è un pubblicitario, dunque fa il creativo (o almeno, ci prova). Il copy non potrebbe mai fare il mio lavoro, così come io non potrei fare il copy. Punto.

Parliamo di un tasto dolente: come funzionano i mercati attuali con l’avvento del digitale?
In origine, andavi a lavorare in agenzia, non prendevi tantissimo all’inizio ma dopo un po’ avevi il tuo stipendio, poi la pensione e poi finalmente la morte. Oggi c’è una valanga di offerta e richiesta da attori che prima non c’erano: miliardi di siti che di punto in bianco hanno bisogno di tonnellate di parole, miliardi di persone che si offrono e accettano qualsiasi cosa.

Quindi ho 2 domande:

1. Come sono effettivamente i vari scenari?

Chi lavora sul web e per il web sa meglio di me che gli scenari sono infiniti, dato che mutano e seguono le regole di 2 attori: sviluppo tecnologico, Google.

I miliardi di siti nascono ovviamente per fare business, chi in un modo e chi in un altro. Ci sono le attività e i liberi professionisti che desiderano ottenere visibilità su Google (sia essa organica, sia essa frutto di campagne pubblicitarie). Ci sono poi coloro che, ad esempio, investono sulle affiliazioni oppure sul Kindle Publishing, giusto per citare due dei trend più saturi e gettonati da anni.

E, fatte le dovute eccezioni, per vincere sui concorrenti in questi casi servono parole, tantissime parole.
E chi le scrive? Ovviamente l’articolista/ghostwriter/cagatesto di turno.
NON il copywriter.
Con tutto il rispetto per questa figura o per chi si occupa di SEO/sviluppo siti web, l’articolista è il vero pilastro sul quale si basa tutta la giostra.
Senza le parole al chilo, il parco giochi chiude.

È per questo che chi scrive per il web come me avrà sempre tantissimo lavoro, anche a fronte di una concorrenza mostruosa, e anche prendendo 2 lire in croce. Io non critico chi prende poco perché IO PER PRIMO prendo poco.

E anzi m’incazzo quando sui vari gruppi di copy su Facebook leggo post che muovono guerra ai poveri articolisti come me.

“CI RUBBANO IL LAVORO”
(citando South Park).

No, cari copy.
Fate un lavoro diverso e, se non ve ne siete ancora resi conto, fossi in voi mi farei qualche domanda su ciò che scrivete da mattina a sera.

Così come rido amaramente quando leggo persone che desiderano iniziare ma vogliono prendere 2-3 euro ogni 100 parole.

“EH MA IO C’HO LA LAUREA IN STICAZZOLOGIA”

Ah ok.

In entrambi i casi è gente che non sa di cosa sta parlando, e che non ha la piena prospettiva del mercato che sta frequentando o vuole frequentare.
Un semplice e stupido articolista sui generis come me, volente o nolente, sa bene che non si può superare un certo tetto tariffario.
A meno di non scrivere 1 articolo ogni morte di papa.

Chi vuole lavorare IN QUESTO SETTORE e vivere dei suoi proventi deve accettare le regole del gioco, fino a quando regge, fino a quando non trova altro.

A meno di non essere realmente esperto di una nicchia.
È chiaro che un articolista giuridico (ad esempio) dovrà farsi pagare lautamente le proprie competenze.
Ripeto, però, che io parlo da writer generico.

Aggiungo che, almeno personalmente, non ho mai avuto problemi di concorrenza. Sia perché prendo una cifra in linea con il mercato, sia perché nella mia infinita ignoranza almeno so scrivere in italiano.
Il 90% di chi dice di fare questo lavoro non sa scrivere.

È un vantaggio che devi tenere a mente.

Se sai scrivere.

2. In che condizioni è il caso di accettare e quando lasciar perdere?

All’inizio è giusto accettare di tutto, ma proprio di tutto. Io ho anche accettato proposte da 0,8 cent ogni 100 parole, con caricamento su WordPress incluso e ricerca chiavi annessa. Anche se non lo sapevo fare.

Perché abbassarsi a tanto?
Per imparare, per prendere confidenza con gli argomenti che vanno per la maggiore, per specializzarsi su alcuni di essi, per capire come si usano gli strumenti come i CMS e i tool di analisi, per studiare all’atto pratico la ricerca delle keyword più profittevoli (termine che odio, ma che calza a pennello).

Per crearsi un bagaglio di competenze, insomma.

È un know how che alla lunga paga molto, se lo si sa sfruttare. Se tu oggi impieghi 2 ore per scrivere un pezzo su come scegliere un aspirapolvere (per dire), domani ne impiegherai soltanto 1. Dopodomani potresti anche arrivare a 30 minuti, perché conoscerai a memoria l’argomento, pur non avendo mai pulito casa.

Ecco perché la “tuttologia” in questo lavoro è un bene irrinunciabile.
E lo si può acquisire soltanto con l’esperienza.
Frega cazzi se ti sei appena laureato in giornalismo o in marketing, se hai letto i guru del copy, se hai seguito corsi di scrittura o se sei un genio della creatività.

UN ASPIRAPOLVERE RESTA UN ASPIRAPOLVERE.

Arriviamo all’altro risvolto della medaglia: non tutti possono fare ciò che faccio io.

Non lo dico per vantarmi, e ti spiego il perché: intanto IO non facevo altro che scrivere su commissione, giorno e notte, sabato e domenica. Parlo al passato perché oggi divido il mio tempo fra i clienti e i miei progetti personali, che ho deciso di lanciare sfruttando la mia enorme esperienza acquisita sul campo per conto degli altri.

Per lavorare in questo modo devi avere molto tempo a disposizione.
Se studi, se lavori o se devi stare appresso ai figli, non puoi farcela, perché oltre al tempo ti servono anche energie. Puoi comunque crearti un piccolo extra mensile, ma sappi che avere scadenze giornaliere o settimanali non è bello, quando torni a casa sfinito alle 18 e devi mettere mano alla tastiera.

E per avere da scrivere quando hai quel tempo libero, devi aver accettato prima una commissione dando delle garanzie. Quindi capisci bene che è impossibile, se non sai prima di poter dedicare TOT tempo in TOT giorni.

Inoltre devi essere veloce, ed è ovvio.
Se lavori a 1 euro x 100 parole, per arrivare almeno a 10-12 euro orari (e netti, perché ci sono le tasse) devi diventare un fulmine di guerra.
All’inizio va bene regalare il tuo tempo, perché ricorda che stai acquisendo delle competenze, ma quanto prima devi ridurre i tempi di scrittura.

Se capisci di non esserne capace, non c’è da vergognarsi, ma non è il lavoro che fa per te.

Inoltre, sappi che questo lavoro non durerà mai in eterno. Anche diventando veloce e facendo migliaia di euro al mese, ne risentirai a livello psicologico e fisico. Tante ore passate al computer fanno male, e lo stress diventerà una presenza fissa, fra scadenze folli e richieste fuori dalla logica (a questo prezzo).

I clienti pretenderanno la luna, si lamenteranno, cercheranno di approfittarsene nei modi più beceri possibili.
Dovrai farci i conti, anche se sei William Shakespeare.

Arriverà il giorno in cui dovrai guardarti intorno e cambiare (almeno in parte) mestiere, anche per una questione di stimoli.
Come ho fatto io, pur non essendo un genio né un innovatore.

Concludendo, questo è stato il mio percorso. Oggi, dopo decine di migliaia di pezzi scritti, con colpevole ritardo ho capito che potevo fare meno per gli altri e investire di più su me stesso. Prendendo consapevolezza del proprio valore, è possibile fare la faccia come il culo e chiedere anche cifre fuori mercato, soprattutto se l’esperienza e le competenze sono tangibili.

Ma ci si arriva solo dopo un certo percorso, e oltre una certa soglia non è possibile spingersi.

Il consiglio che darei a chi vuole cominciare a cagare testi? Di farlo vedendola come una sfida, di vincerla e poi di tirare i remi in barca trovando altri modi per sfruttare talento e competenze acquisite con la pratica!

https://www.linkedin.com/in/gabriele-li-mandri-a80920b6/

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