Oggi abbiamo in studio Gerardo Forliano che ha inventato il Growth Hacking Canvas, un tool per poter pianificare le nostre operazioni di crescita natura degli acari


Raccontaci un po’ chi sei e cosa fai

Ciao Helder, lasciami prima di tutto ringraziarti per questa intervista e per l’interesse generale che hai dimostrato nei miei confronti.

Come da richiesta, mi presento rapidamente.

Ingegnere informatico, una specializzazione nelle progettazione e lo sviluppo di app mobile e da sempre (o quasi) una forte passione per il marketing digitale.

Ho lavorato in aziende sia del settore consulenza e formazione mobile development sia dell’ambito marketing digitale, nello specifico SEO e Conversion Marketing.

Il mio pivot professionale definitivo da sviluppatore mobile (con una parentesi anche web) a marketer è avvenuto proprio nell’ultima società per cui ho lavorato, Instilla.

Successivamente ho iniziato a svolgere attività di consulenza strategica e operativa nell’ambito marketing digitale con approccio growth hacking, prima nella bella Barcelona (anche se i clienti erano prevalentemente americani), dove ho vissuto per 6 mesi, ed ora, di ritorno, a Milano, la mia città.

Oltre a fare consulenza per startup, PMI e professionisti, curo il mio blog personale GerardoForliano.com dove pubblico periodicamente contenuti di altissima qualità (o almeno ci provo 😛 ) proprio sulle tematiche relative al growth hacking ed in generale al marketing digitale (a breve esce una guida super completa su un argomento del marketing molto interessante).

Oltre alla passione per il marketing, non posso fare a meno di altre 3 cose:

  • i viaggi
  • l’arte
  • la mia amatissima Juve

 

In definitiva, sono un growth hacker?

Si, certo. Forse non sarò il migliore (anzi senza ombra di dubbio) ma nemmeno l’ultimo degli arrivati, questo è sicuro.

Detto ciò, chi mi conosce davvero lo sa: lavoro con costanza, giorno dopo giorno, per crescere e potenziare sempre di più le mie competenze in questo ambito, partendo però già da basi più che solide e da una serie di esperienze ed ottimi risultati.

Con l’obiettivo finale di diventare il migliore. Che poi lo diventi davvero o meno non è importante, ciò che conta è pormi quell’obiettivo per poter ottenere il massimo da me stesso.

Attorno al termine c’è un po’ di confusione: spiegaci che cosa è ma soprattutto cosa non è il growth hacking.

Partiamo innanzitutto da cosa non è il growth hacking.

Il growth hacking, come pensano e promuovono erroneamente finti esperti, non si tratta assolutamente di una serie di tecniche standard da applicare su qualsiasi business per farlo crescere.

Queste tecniche possono anche essere efficaci ma non parliamo comunque di growth hacking, piuttosto di trucchi del mestiere e best practice.

Per carità, ben vengano ma non si spacci tutto ciò per growth hacking.

Potrei continuare citando i famosi miti da sfatare sul growth hacking, già esposti varie volte sul web, ma credo questo sia sufficiente per togliere dubbi su una considerazione sbagliata che spesso si fa a riguardo.

Apro e chiudo immediatamente parentesi.

(Ho visto workshop di growth hacking promuovere proprio i vari trucchi e tecniche come attività pure di growth hacking, e questo non è accettabile, quindi fate attenzione quando cercate corsi di formazione su questa metodologia)

Ho appena parlato di metodologia, infatti il growth hacking non è altro che fare marketing digitale con un approccio più scientifico e sistematico.

Innanzitutto il growth hacking permette di scannerizzare ai raggi-x la situazione di un progetto imprenditoriale a 360 gradi grazie all’analisi del famoso funnel dei pirati.

Se il marketing digitale si focalizza sugli aspetti di brand awareness, generazione del traffico web e di acquisizione di nuovi utenti, il growth hacking estende il suo spettro di attività anche per quanto riguarda la progettazione e l’ottimizzazione del prodotto legato al business specifico per migliorare l’esperienza utente, coinvolgere, rendere più attivi nel tempo e fidelizzare gli utenti già registrati e supportare una crescita esponenziale per mezzo di dinamiche di viralizzazione.

Adottando i principi della metodologia lean startup, il growth hacking è caratterizzato da un processo iterativo composto dai seguenti step:

  • Brainstorming: qui si raccolgono tutte le idee relative ad ogni tematica del business e soprattutto ad ogni fase del funnel AARRR;
  • Prioritarizzazione: qui si dà un valore complessivo all’impatto che ciascuna idea può offrire al progetto per crescere;
  • Testing: esecuzione di un esperimento relativo all’idea presente all’inizio della lista, in quanto più interessante da mettere in atto, in termini di risultati che potenzialmente può portare.
  • Analisi dei dati: una volta che il test è terminato, si raccolgono i dati monitorati durante  l’esperimento e li si analizzano.
  • Fase decisionale: si effettuano le dovute considerazioni relative all’efficacia o meno della strategia applicata e si prende una decisione sulla futura linea strategica da perseguire.

Come ti è venuto in mente di fare il canvas?

Beh, è molto semplice.

Il funnel dei pirati è di per sé un framework ma ho spesso trovato opportuno per le mie attività di consulenza prendere in prestito alcune voci contemplate nel business model canvas.

Infatti per poter definire un modello globale di crescita bisogna sempre tenere sott’occhio a quali segmenti di clientela il progetto di business si sta rivolgendo e quale sia la sua value proposition, essenziale specialmente per la parte centrale del funnel.

Da qui l’idea di creare un canvas che mettesse insieme i pezzi.

Perciò, non ho creato nulla di così sofisticato ed infatti non era questo lo scopo, anzi esattamente l’opposto.

L’obiettivo era quello di fornire ad altri growth hacker, marketer e imprenditori digitali un semplice strumento per l’analisi preliminare di un business dal punto di vista della crescita.

Spiegaci per filo e per segno come va usato il canvas

Per chi è del settore sa benissimo che questo lavoro deriva da un altro framework molto famoso, il Business Model Canvas.

Il fatto di aver voluto imitare il più possibile la sua struttura non è per ragioni di megalomania ma anzi proprio per rispetto e per riconoscenza verso il suo autore. Non ho stravolto niente perché era già di per sé perfetto, ho solo modificato le parti per favorire un modello più incentrato alla crescita globale che allo sviluppo del business.

Quindi il mio rimando è quello di utilizzare entrambi i canvas, magari adoperando questo per secondo.

Come va usato?

Può essere utilizzato sia come schema statico e quindi per un’analisi iniziale della situazione come supporto ad un piano successivo più dettagliato oppure come un qualcosa che si evolve con il passare del tempo, dei test che si eseguono e dei risultati che si ottengono.

Per uno scopo del genere, è fortemente consigliato l’uso dei post-it in modo da modificare in corso le attività e le idee delle varie fasi.

Detto ciò, ognuno è libero di fare come meglio ritieni opportuno.

Il Growth Hacking Canvas è stato ideato per semplificare la vita dei growth hacker, non per standardizzarla a tutti i costi.

 

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Bene, vi lascio il link dal quale scaricarlo

-> www.gerardoforliano.com/growth-hacking-canvas

 

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